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Secondo quanto presentato dalla commissione dei diritti umani e dal Consiglio Europeo, l’Italia risulterebbe un Paese in cui le discriminazioni nei confronti dell’aborto sono ancora altamente presenti, rendendo difficile alle donne avviare la stessa pratica, spesso rifiutata da medici fin troppo moralisti.

 A fare ricorso è stata la Cgil, insieme ad altre associazioni italiane che hanno denunciato la presenza di dottori poco obiettivi, che negano o rendono difficoltoso per una donna abortire.

 

Secondo questa denuncia sarebbe stata violata la legge 194 creata nel 1978, che dovrebbe, invece, servire a prevenire casi di questo tipo. Insomma, l’Italia toppa ancora, ma a dire la sua è la ministra della salute, Beatrice Lorenzin, la quale afferma che i dati presi in considerazione della Cgil si sono basati su anni precedenti e che la situazione attuale è completamente diversa. Ma è proprio l’associazione a smentire, o meglio a dichiarare di essersi servita degli ultimi dati disponibili, ovvero quelli risalenti al 2013.

 

Secondo quello stesso documento, gli aborti si sarebbero ridotti fino a 100mila, registrando un aumento dei medici contrari, che sfiorano il 70%. Roberta De Agostini, deputata del PD, ribadisce che i dati negativi sarebbero ancora superiori in alcune regioni (specie quelle del Sud). Vediamo il Molise in vetta con il 93,3%, seguito da Basilicata con il 90,2%, Sicilia con l’87,6%, mentre si sta sull’80% per Abruzzo, Campania e Lazio.

 

Si parla dell’ennesima discriminazione nei confronti delle donne, costrette a sottostare a una sofferenza immotivata per via di una morale altrui, dal momento che viviamo in una realtà perfettamente in grado di provvedere a simili aiuti, a differenza di un secolo fa. C’è poi anche da dire che spesso le donne non sono affatto accompagnate in quella che è un’esperienza sicuramente traumatica. E poi dicono che siamo un paese di vecchi, se non partiamo dal cambiare modo di pensare non diventeremo mai “giovani”.

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