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Lo sfogo di Monica Cirinnà, avvenuto in aula dopo il retro front del Movimento Cinque Stelle, che ha, senza preavviso e dopo anni di lavoro, deciso di abbandonare il progetto della stepchild adoption a sé stesso, garantendo il suo voto solo in favore delle unioni civili.

Lo sconforto assale la senatrice del Partito Democratico, che in un primo momento dichiara che avrebbe lasciato per sempre la politica, correggendosi successivamente su Twitter, annunciando che avrebbe abbandonato la carriera da senatrice solo se il ddl non sarebbe stato approvato o sarebbe stato fatto solo in parte.

 

Il Parlamento si trasforma, ancora una volta, in un asilo nido, dove la Cirinnà mette il muso al Movimento, offesa, dichiarando che, fino a un giorno prima dal cambio di programma, il partito sembrava convinto di adottare il Canguro, inviandole anche dei messaggi in merito.

 

Monica Cirinnà si assume la responsabilità di essersi fidata del M5S, mentre Airola afferma di essere dispiaciuto che la senatrice l’abbia presa male, ma che il Movimento continuerà a votare il suo disegno di legge, poiché il vero nemico rimane il PD.

 

La Cirinnà si tira su le maniche, convinta nel portare avanti una giusta causa, appoggiata dal suo partito e da Renzi. Rimane ferma su quella legge e non è pronta a negoziare, con la stessa libertà di coscienza che il Movimento 5 Stelle ha usato per giustificare il suo cambio di marcia. Afferma di non voler vedere associato il suo nome a una legge sbagliata e questo la motiva ad andare avanti fino alla fine.

 

Ma cosa c’è all’interno del Cirinnà? Praticamente, si stabilisce che l’unione civile tra persone dello stesso sesso deve essere prevista per legge, anche in considerazione dell’articolo 2 della Costituzione che sancisce i diritti inviolabili dell’uomo. Le Unioni Civili, tuttavia, possono essere contratte solo da persone maggiorenni dello stesso sesso.

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