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Arrivano i dati ufficiali dell’Inps e sembrerebbe che il nuovo anno non sia partito nel migliore dei modi, tutt’altro. Se confrontiamo le assunzioni avvenute nel mese di gennaio con quelle dello stesso periodo dell’anno scorso, è possibile riscontrare un calo non indifferente, che equivale al -58%.

Insomma, si parla tanto di risollevamento dalla crisi economica e di buoni risultati, ma ora arrivano le prove a confermare che si trattava solo di parole buttate al vento. Invece di cambiare in positivo, ci sono stati dei peggioramenti, ma vediamo nei dettagli come questo sia stato possibile.

 

Innanzitutto, secondo i dati raccolti, nel gennaio 2016 sarebbero stati firmati 156.794 nuovi contratti a tempo indeterminato e 119.075 cessazioni, per un totale complessivo – compresi contratti part-time – di 406.612 assunzioni, contro le 526.431 dello stesso mese dell’anno precedente. Il che significa trovarsi in rosso con il -58%.

 

Il tutto è una conseguenza della riduzione degli sgravi, rispetto al 2015, che, grazie alla riforma, erano stati calcolati per 1,54 milioni, dove le assunzioni a tempo indeterminato erano state, per la precisione, 1.547.935, contro gli 1,44 milioni del 2014, con dicembre in cima tra i mesi che hanno registrato un maggior numero di assunzioni. Questo quanto riportato dall’Inps.

 

Il gennaio 2015 aveva a suo favore l’esonero contributivo, a discapito del 2016, che ha previsto, nella nuova legge di stabilità, uno sgravio contributivo biennale con il 40% di contributi. Di conseguenza, era inevitabile la presenza di un calo, dove anche il numero di cessazioni ha subìto una diminuzione e il saldo è stato positivo solo per 112.411 italiani, contro i 166.419 del 2015.

 

La crisi economica in Italia si sente ancora forte, dunque, nonostante tutto il lavoro fatto dal politico di turno e dalle promesse del caso, le cose non si stanno ancora mettendo sui binari giusti. Ora, a giugno, ci saranno le elezioni del Primo Ministro, che possa cambiare qualche cosa?

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